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Adozione

Cosa include normalmente una fee di adozione? Tutto quello che si riceve (e che non ci si aspetta)

📅 7 Agosto 2026✍️ di Raffaele Marchesi⏱️ 5 min di lettura

Quando una famiglia decide di accogliere un cane o un gatto tramite un canile, un gattile o un’associazione protezionista, si trova spesso a dover pagare una quota chiamata fee di adozione. Questa cifra, che generalmente varia da 50 a 300 euro a seconda della struttura e della zona geografica, rappresenta uno degli aspetti meno compresi del processo di adozione di un animale da compagnia. Molti neo-proprietari si chiedono effettivamente cosa sia incluso in questa somma e quale sia il reale valore di ciò che ricevono. La risposta è più articolata di quanto possa sembrare a prima vista, poiché la fee copre un insieme complesso di servizi veterinari, amministrativi e gestionali.

I servizi veterinari inclusi nella fee di adozione

La parte più consistente della fee di adozione viene destinata ai servizi veterinari che l’animale ha già ricevuto prima di essere consegnato al nuovo proprietario. In primo luogo, rientra in questa categoria la visita clinica completa, durante la quale il veterinario accerta lo stato generale di salute dell’animale, controllandone il peso, la frequenza cardiaca, la condizione della bocca e degli occhi.

Il secondo elemento fondamentale è la vaccinazione. Qualsiasi cane o gatto affidato tramite canile deve essere stato sottoposto al ciclo di vaccinazioni obbligatorie previste dalla normativa nazionale. Per i cani questo include il vaccino trivalente (contro cimurro, epatite infettiva e parvovirosi) e la somministrazione del vaccino antirabbica, considerato obbligatorio in Italia secondo il Regolamento sanitario nazionale veterinario. Per i gatti, il ciclo comprende il vaccino trivalente felino (contro calicivirus, panleucopenia e rinotracheite felina) e l’antirabbico.

Terzo elemento cruciale è il trattamento antiparassitario. Ogni animale riceve il deworming, ossia la somministrazione di antiparassitari ad ampio spettro contro parassiti intestinali, e il trattamento contro ectoparassiti quali pulci, zecche e acari. Questi trattamenti sono essenziali per garantire che l’animale non porti con sé infestazioni parasitarie nel nuovo ambiente domestico.

L’identificazione e la documentazione amministrativa

Un aspetto spesso sottovalutato è l’identificazione dell’animale tramite microchip. La legge italiana obbliga il proprietario a registrare il proprio animale da compagnia presso l’anagrafe felina nazionale e canina. Il microchip, un dispositivo delle dimensioni di un chicco di riso impiantato sottocute, consente l’identificazione univoca dell’animale e la tracciabilità in caso di smarrimento. La fee di adozione include generalmente l’impianto del microchip e la registrazione iniziale presso il database nazionale.

La documentazione è altrettanto importante. Ogni animale viene consegnato con un certificato di idoneità veterinaria, il cosiddetto passaporto europeo per animali domestici nel caso il cane o gatto abbia già ricevuto il vaccino antirabbico. Questo documento attesta che l’animale ha concluso il ciclo vaccinale primario e può circolare legalmente sul territorio nazionale.

La fee copre anche i costi amministrativi della struttura per la gestione burocratica della pratica di adozione: la compilazione dei moduli di cessione, la verifica della documentazione dell’adottante e l’iscrizione nei registri della struttura.

Le visite mediche preliminari e gli accertamenti diagnostici

Prima che un animale sia messo a disposizione per l’adozione, le strutture responsabili generalmente effettuano accertamenti diagnostici più approfonditi rispetto alla semplice visita clinica. Questo può includere test sierologici, particolarmente per i gatti, al fine di escludere patologie virali quali la leucemia felina (FeLV) e l’immunodeficienza felina (FIV), secondo i protocolli indicati dalla medicina felina contemporanea.

Per i cani provenienti dalle strada o da situazioni di abbandono, la fee copre frequentemente test per la detezione di patologie specifiche. Nei canili di eccellenza viene talvolta incluso anche uno screening cardiologico in animali di razza o età avanzata, consistente in un ecocardiogramma o in una radiografia toracica.

Molte strutture includono nella fee anche l’eventuale cura di patologie riscontrate durante la permanenza in rifugio, purché si tratti di trattamenti ordinari. Se l’animale necessita di cure specialistiche o interventi chirurgici complessi, questi vengono generalmente quotati separatamente.

Gli elementi spesso sorprendenti della fee di adozione

Esistono diverse componenti della fee che gli adottanti non si aspettano di trovare incluse. Molte strutture, particolarmente quelle gestite da associazioni no-profit, incorporano nella fee una consulenza comportamentale iniziale. Questa consente al nuovo proprietario di ricevere informazioni specifiche sull’indole dell’animale, sulle sue preferenze comportamentali e sulla metodologia migliore per l’integrazione in ambiente domestico.

Un altro elemento talvolta incluso è l’assicurazione responsabilità civile per i primi tre-sei mesi, particolarmente nel caso di cani potenzialmente considerati a maggior rischio. Alcune strutture forniscono inoltre i primi mesi di cibo specifico per l’animale, evitando così cambi dietetici bruschi nei primissimi giorni post-adozione.

Rientra spesso nella fee anche la sterilizzazione o castrazione, qualora l’animale non sia stato già sottoposto a questo intervento chirurgico. La procedura rappresenta un costo sostanziale, oscillando tra i 100 e i 250 euro a seconda della struttura e della specie animale.

Infine, numerose strutture includono un servizio di follow-up post-adozione, mediante il quale il nuovo proprietario può contattare la struttura per domande o preoccupazioni comportamentali nei primi mesi di convivenza.

Dove viene destinata la fee e trasparenza finanziaria

La destinazione della fee rappresenta un aspetto di rilevanza etica e amministrativa. Presso strutture pubbliche, la fee confluisce generalmente nel bilancio comunale o regionale per coprire i costi di gestione del rifugio. Presso strutture private e associazioni no-profit, la fee serve a finanziare direttamente le attività di accoglienza, cura e riabilitazione comportamentale degli animali.

Le strutture trasparenti forniscono una rendicontazione dettagliata di come la fee viene suddivisa. Una suddivisione tipica prevede il 40-50% destinato a servizi veterinari, il 20-25% a struttura e gestione, il 15-20% a alimentazione e materiali, e il 10-15% a staffing e amministrazione.

La fee di adozione rappresenta quindi non un costo arbitrario, bensì il corrispettivo di una serie complessa di prestazioni professionali e materiali che assicurano al nuovo proprietario un animale in condizioni di salute certificate, legalmente identificato e dotato di una documentazione completa. Comprendere questa composizione consente agli adottanti di valutare consapevolmente il valore reale di ciò che ricevono e di sostenere consapevolmente le strutture che operano per il benessere degli animali.

Raffaele Marchesi

Raffaele vive con tre setter inglesi e due gatti trovatelli sulle colline del Parmense. Da anni partecipa a incontri di socializzazione per cani e ha organizzato l’annuale passeggiata a sei zampe nel suo paese. Scrive spesso di esperienze personali su convivenza e gestione di più animali. Ama raccontare piccoli problemi quotidiani e soluzioni fai-da-te.

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