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Adozione

Perché alcune razze sono più difficili da adottare? La spiegazione che non ti aspetti

📅 1 Agosto 2026✍️ di Lucia Soldati⏱️ 6 min di lettura

Quando si parla di adozione di animali da compagnia, spesso sentiamo dire che alcune razze sono “difficili da adottare”. Ma cosa significa realmente questa affermazione? Negli ultimi vent’anni, lavorando con la colonia felina del mio quartiere a Torino, ho osservato direttamente come i pregiudizi, la mancanza di informazione e i fattori biologici reali convergono nel determinare il destino di molti animali. Non si tratta solo di estetica o di capriccio: dietro questa difficoltà c’è una complessa trama di fattori che raramente vengono discussi apertamente.

Le ragioni per cui alcune razze faticano a trovare una famiglia sono multiple e spesso contraddittorie. Da un lato, ci sono elementi oggettivi legati alle caratteristiche della razza stessa; dall’altro, c’è una narrazione culturale che ha costruito veri e propri muri attorno a certi animali. Scopriremo insieme come la realtà sia molto più sfumata di quello che i media e i social network ci mostrano ogni giorno.

I pregiudizi culturali e il ruolo dei media

Uno dei fattori principali che rendono difficile l’adozione di certe razze è il pregiudizio collettivo, spesso alimentato da rappresentazioni mediatiche distorte. Nel caso dei cani, razze come il Pit Bull, il Rottweiler o l’American Staffordshire Terrier subiscono uno stigma enorme nonostante ricerche scientifiche dimostrino che l’aggressività non è una caratteristica intrinseca della razza, bensì il risultato dell’ambiente, dell’addestramento e della socializzazione.

I media hanno il potere enorme di plasmare la percezione pubblica. Quando un cane di una certa razza commette un episodio spiacevole, la notizia finisce in prima pagina con titoli sensazionalistici. Raramente si parla dei milioni di cani della stessa razza che vivono pacificamente accanto alle famiglie. Questo fenomeno è ben documentato dagli studi nel settore della comunicazione di massa, che mostrano come le notizie negative abbiano un impatto emotivo maggiore e si diffondono più velocemente.

Ho visto personalmente famiglie che inizialmente rifiutavano di adottare un gatto nero per superstizione, pur essendo felini perfettamente normali. Lo stesso accade con cani da lavoro o cani che provengono da situazioni di abbandono, verso cui molte persone nutrono diffidenza ingiustificata.

Le esigenze comportamentali e la mancanza di preparazione dei proprietari

Oltre ai pregiudizi, c’è una realtà molto concreta: alcune razze hanno bisogni specifici che il proprietario medio non è preparato a gestire. Etologia animale ci insegna che ogni razza ha una storia evolutiva, una selezione genetica che ha sviluppato istinti e comportamenti particolari.

Un Husky, ad esempio, è stato selezionato per tirare le slitte in condizioni estreme e ha un bisogno fondamentale di esercizio fisico intenso quotidiano. Un Beagle è un cane da caccia con un istinto di seguire odori molto sviluppato. Un Border Collie necessita di stimolazione mentale costante. Se un proprietario non è consapevole di questi bisogni, il cane svilupperà comportamenti problematici: distruttività, ansia da separazione, aggressività derivante dalla frustrazione.

Nel mio lavoro con i gatti, ho osservato fenomeni simili. I gatti siamesi e le razze orientali sono estremamente vocali e richiedono interazione costante. Molti proprietari sottovalutano questa caratteristica e si trovano impreparati. Quando il comportamento del gatto non corrisponde alle aspettative, l’animale viene restituito al rifugio o, peggio, abbandonato.

Le statistiche del settore indicano che il 30-40% degli animali adottati viene restituito entro il primo anno. La ragione principale non è la cattiveria dell’animale, bensì l’incompatibilità tra le aspettative del proprietario e la realtà biologica della razza.

I costi economici e la sostenibilità a lungo termine

Un elemento spesso trascurato nelle discussioni sull’adozione è il costo economico. Alcune razze presentano predisposizioni genetiche a problemi di salute specifici che richiedono cure veterinarie costose e continuative.

Il Carlino e il Bulldog, ad esempio, soffrono frequentemente di problemi respiratori dovuti alla loro conformazione cranica. I Bassotti hanno una predisposizione all’ernia del disco. I Labrador sono soggetti a displasia dell’anca. Un potenziale proprietario che non è consapevole di questi rischi potrebbe trovarsi di fronte a fatture veterinarie inaspettate e significative.

Nel caso dei gatti, alcune razze come il Bengala, selezionato per sembrare un leopardo domestico, richiedono un livello di spazio e arricchimento ambientale che non tutti gli appartamenti urbani possono fornire. I costi di mantenimento, il cibo specializzato, gli interventi veterinari: tutto concorre a scoraggiare l’adozione.

Le famiglie con risorse economiche limitate naturalmente gravitano verso animali con minori esigenze di salute e manutenzione. Questo crea un ciclo difficile per le razze più problematiche dal punto di vista medico.

Le normative sulla responsabilità legale

In Italia e in molti paesi europei, Normativa sulla responsabilità civile per animali domestici crea ulteriori barriere per certe razze. Le liste di razze considerate “pericolose” variano da città a città e da regione a regione, generando confusione.

In alcuni comuni, il proprietario di certe razze deve tenere l’animale al guinzaglio e con museruola in spazi pubblici, oppure pagare assicurazioni specifiche. Anche se scientificamente discutibile, questa realtà legale scoraggia l’adozione. Una famiglia che desidera un animale libero di correre al parco penserà due volte prima di scegliere una razza soggetta a restrizioni.

Ho consulenze con persone che inizialmente volevano un Dogo Argentino o un Rottweiler, ma di fronte alle complessità burocratiche e alle limitazioni legali, hanno optato per razze “neutre” dal punto di vista normativo.

La questione dello spazio e dello stile di vita

Non tutte le razze sono adatte a tutti gli ambienti. Un Setter Inglese in un monolocale al quinto piano è una ricetta per il disastro. Un Dalmata che non può correre liberamente svilupperà ansia e comportamenti distruttivi.

Nel mio quartiere a Torino, vedo molte persone che vorrebbero adottare un cane, ma vivono in piccoli appartamenti, lavorano lunghe ore e non hanno tempo per passeggiate quotidiane intense. In queste situazioni, razze ad alta energia rimangono nei rifugi più a lungo.

I gatti hanno un vantaggio in questo senso: sono più adattabili agli spazi ridotti. Tuttavia, anche tra i felini ci sono differenze significative. Un gatto di razza Persiana, con il suo manto che richiede toelettatura quotidiana, non è adatto a chi non ha tempo o interesse per questa cura.

Il ruolo fondamentale dell’educazione e dell’informazione

La soluzione a questo problema non è semplice, ma passa necessariamente attraverso l’educazione. I rifugi e le organizzazioni di protezione animale devono diventare più proattivi nell’informare i potenziali proprietari sulle esigenze reali delle razze, non su quello che le persone pensano erroneamente.

Nel mio lavoro volontario, ho sviluppato un approccio che funziona: prima di qualsiasi adozione, conduco conversazioni dettagliate sullo stile di vita del futuro proprietario. Che lavoro fa? Quanto tempo ha a disposizione? Qual è il suo spazio abitativo? Ha esperienza con animali? Solo dopo aver risposto a queste domande, suggeriamo l’animale più adatto.

Questo processo riduce significativamente i resi e aumenta il benessere a lungo termine sia dell’animale che della famiglia. Non sempre significa trovare subito una casa, ma quando accade, è una corrispondenza vera.

Prospettive future: verso un’adozione più consapevole

Il futuro dell’adozione di animali da compagnia passa attraverso un cambio di mentalità culturale. Dobbiamo smettere di pensare all’adozione come a uno shopping dove cerchiamo l’animale “perfetto” secondo standard estetici o di moda. Dobbiamo iniziare a ragionare in termini di compatibilità e responsabilità a lungo termine.

Le tecnologie digitali stanno aiutando: piattaforme specializzate offrono quiz e assessment che abbinano i proprietari agli animali più adatti. Le associazioni stanno investendo in programmi di post-adozione, offrendo supporto e consulenza dopo che l’animale è arrivato a casa.

La questione di perché certe razze sono difficili da adottare non ha una risposta unica. È una confluenza di pregiudizi culturali, realtà biologiche, fattori economici, vincoli legali e, sinceramente, mancanza di informazione. Riconoscere questa complessità è il primo passo verso un sistema di adozione più equo e responsabile, dove ogni animale, indipendentemente dalla razza, ha la possibilità di trovare una famiglia adatta alle sue esigenze reali.

Lucia Soldati

Lucia da oltre vent’anni convive con una colonia felina gestita nel suo quartiere a Torino. Racconta storie di gatti e di volontariato, portando la sua esperienza sul campo nel prendersi cura di animali liberi e ferali. Offre consigli pratici su adozione responsabile e gestione di gatti difficili.

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